Un tempo pre-verbale per l’educazione

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Dentro ognuno di noi, ma in particolare dentro ogni educatore, c’è un “dentro” dentro il quale nessuno può entrare. Un luogo dove custodiamo i desideri più profondi per le persone che amiamo. Di questo luogo non c’è parola.  Le gioie più intense, i dolori più grandi, le sensazioni più forti, i pensieri più profondi, sono lì dentro. 

E li dentro siamo soli.

Lì dentro combattiamo ogni giorno la nostra buona battaglia di educatori: nessuno di noi sa esattamente cosa e come fare, cosa dire e cosa tacere. Sappiamo però che “essere umani”, ed esserlo consapevolmente, deve poter essere sufficiente.  Deve poter essere sufficiente per stabilire un contatto con un altro essere umano essere semplicemente “attenti” a ciò che accade nel momento in cui accade.

E se anche l’abbraccio che stringe fatica ad aprirsi e a lasciare andare, lo sguardo severo ad intenerirsi, la ferita a rimarginarsi, se anche la parola detta non è compresa, sappiamo che il legame profondo che possiamo costruire con gli altri è anzitutto legame che abbiamo iniziato a costruire con noi stessi. Dentro ognuno di noi c’è una stanza segreta dove non arrivano i rumori del mondo. Lì dentro ciò che ci sta più a cuore ci parla, e ci chiede attenzione. 

E quella tenerezza debordante, smisurata, pacificante che ogni educatore offre all’altro, la deve poter offrire e garantire anzitutto a se stesso. 

Nel nostro servizio di educatori non si sta con il manuale in mano, non ci sono guide operative, istruzioni per l’uso. Spesso, infatti, la preoccupazione di educare/insegnare ci distoglie dal vivere pienamente ciò che ci accade. L’insegnare a vivere, a pensare, ad agire, ci impedisce di vivere, pensare, agire insieme ai nostri ragazzi. Di stare con loro.  

La preoccupazione educativa ci impedisce di sentirci vivere, di agire e pensare consapevolmente. In altre parole, per educare perdiamo il contatto con la nostra mente, con la mente dei nostri ragazzi, perdendo la connessione. 

Abbiamo bisogno di un vocabolario? Inondati dalle parole?

Forse è importante recupere le radici che ci nutrono e ci fanno vivere e che si trovano in un tempo pre-verbale.

E se recuperassimo quella parola che sta prima di tutte le parole, prima della creazione?

Silenziosa è la terra che dà l’alimento, buio intorno all’inizio della vita. Nel silenzio della notte i sogni parlano all’anima.

Strano ma alla creatura è più familiare l’oscurità della luce, il silenzio della parola.  Dentro di noi, dentro il pianeta, dentro ogni cosa che vive c’è silenzio. 

Il silenzio nutre ciò che vuole crescere.

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