L’insegnante progettista

Last updated on: Published by: Michele Visentin 0

Avere in mente la fine, quando si inizia, non è un dettaglio trascurabile. E’ vero che sapere dove andare e soprattutto perché, non è, di per sé, garanzia che ci si arriverà, ma riduce almeno le possibilità di perdersi.

Anche i processi di insegnamento perseguono scopi, in parte determinati dal decisore politico o istituzionale, in parte decisi dalla comunità degli insegnanti. Tali processi sono più o meno efficaci in relazione alla capacità degli insegnanti di focalizzarsi sugli scopi del loro operare, sulle mete che perseguono.

Gli insegnanti, da questo punto di vista sono dei progettisti. Partono dalla fine e pensano a ritroso. Ma è proprio così?

La conoscenza degli scopi dell’insegnamento è un presupposto fondamentale per sapere che cosa ci si dovrebbe attendere dal comportamento degli studenti e, conseguentemente, quali esperienza proporre perché generare questi stessi comportamenti. La definizione degli scopi (oggetti di comprensione), delle evidenze (ciò che devo osservare per capire che la comprensione sia acquisita), delle esperienze (le attività che mettono gli studenti in contatto con gli oggetti da comprendere) rappresentano le tappe del processo di progettazione dell’insegnamento. Senza dimenticare che in ogni caso, a fare la differenza, sarà la capacità del docente di trasformare in evento formativo l’accidente che si insinua nella relazione educativa progettata e poi vissuta.

Delle tre fasi del processo di progettazione (identificare i risultati desiderati, determinare le evidenze, pianificare le esperienze), la prima è quella più intrigante per il docente e, purtroppo quella sulla quale si sorvola anche con più facilità e leggerezza.

Che cosa merita di essere appreso in profondità dagli studenti? Che cosa giustifica a dà valore al tempo che con loro condividiamo? Che cosa voglio che rimanga in loro come comprensione durevole?

Solitamente abbiamo una idea precisa di quali sono i contenuti che i ragazzi incontreranno nella nostra disciplina, al limite siamo anche in grado identificare le conoscenze importanti, ma non dedichiamo abbastanza tempo a quelle che dovrebbero essere le grandi idee, le grandi questioni con le quali vorremmo che gli studenti facessero i conti e diventassero parte di loro. Dimenticheranno i dettagli ma non ciò che hanno compreso in profondità.

Come individuare ciò che ha valore durevole e resistente?

Wiggins e Mc Tighe (2004) nel loro Fare progettazione, propongono quattro filtri per individuare un’idea, un tema o un processo che meritino di essere appresi per la loro importanza:

  1. l’idea o la conoscenza che voglio insegnare potrà essere trasferita fuori dalla scuola? La sua comprensione profonda permetterà di diventare adulti migliori?
  2. L’idea o la conoscenza appartengono alla struttura della disciplina? Si tratta in altre parole di un concetto che viene utilizzato da coloro che sono considerati professionisti in quella disciplina?
  3. L’idea o la conoscenza che voglio insegnare appartengono a quell’ordine di contenuti che hanno bisogno, per loro complessità, di essere chiariti agli studenti, senza i quali tutto diventa più oscuro?
  4. Se è un’idea centrale deve essere naturalmente interessante e coinvolgente sul piano esistenziale e culturale. Deve, in altri termini, poter essere riformulata in un interrogativo che mi riguarda come persona e che mi apre ad altre domande ancora più profonde.

L’insegnante progettista, alla fine, progetta comprensioni durevoli nel senso che seleziona oggetti di comprensione che permettano agli studenti di dare un senso alle conoscenze e alle abilità che apprendono. Solitamente questi oggetti di comprensione durevole sono rappresentati e proposti agli studenti da domande che li agganciano all’inizio dell’anno scolastico o di un modulo didattico.

La questione centrale per ogni docente diventa allora la seguente: Quali domande propongo agli studenti per chiarire loro la meta del viaggio che propongo? I docenti che conosco pongono queste domande ai loro studenti? Se fossi un insegnante, quali “grandi questioni” proporrei alle studentesse e agli studenti di oggi?

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